Chi sono

Utente: EliJefferson
Nome: elisa
Come direbbe Kerouak sono una visionaria, un giullare per il quale l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano. Io sto bruciando, ma più per inerzia che per autocombustione. Un po' in stile hippie-bohèmien, mi credo una fricchettona emo con sbalzi d'umore tipicamente adolescenziali.

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venerdì, 28 marzo 2008

"E così trionfa una nuova era, fatta di pomeriggi soleggiati, birre calde e sgasate, chitarre dai suoni distorti e piante che germogliano. Acqua inquinata, cieli insolitamente tersi. Verde, viola e azzurro. Un'epoca di sottofondi musicali, colonne sonore radiose e trionfali. Un'età da conquistatori: conquistatori dell'ultima pace, prima della ricaduta. D'altronde la storia è fatta così: alti, bassi... Cicli. Poche novità. Gente diversa, ma sempre gente. Luoghi diversi, ma sempre Mondo. Idee riealoborate, ma frutto di miti la cui immensa personalità non si ripeterà.
Onde".
L'unica speranza è che non sia l'ennesima inconscia escogitazione.

postato da: EliJefferson alle ore 22:04 | link | commenti (2)
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venerdì, 21 marzo 2008

Le luci rosse, con riflessi vermiglio, ondulano sulla superficie delle pareti. Un incendio gigante divampa, la temperatura è insopportabile, malgrado fuori il vento sia frigido.
Contemporaneamente tutto è perfetto: la morbidezza della tua pelle, il solleticare dei tuoi capelli sul mio naso, la pressione del tuo torace contro il mio. Ma anche la luce fredda che entra dalle fessure delle ante e crea un gioco di luci ed ombre che mette in rilievo i tuoi lineamenti decisi, le tue labbra perfette.
Il silenzio è padrone, solo qualche strascicato rombo in sordina e il canto di un gallo iperattivo. Ogni tanto la tua voce, che scalda, come soltanto il sole sa fare.
La solitudine, la sicurezza, la totale indifferenza verso tutto ciò che sempre ci rende così vulnerabili, umani. L'estraneazione dalla routine, la sbocciatura di un qualcosa che potrebbe già essere al culmine della sua maturazione. Niente di acerbo, niente di marcio... Solo possibilità: immortalità di poche ore che, forse, vivranno per sempre.

postato da: EliJefferson alle ore 18:01 | link | commenti
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mercoledì, 27 febbraio 2008

La pagina nera era bianca, priva di scritte, priva di scritte recenti.
Sulla pagina nera si potevano leggere solo parole stantie di lettere bianche di parecchi mesi prima.
La pagina nera, come la superficie piatta di una laguna stagnante, non lasciava scorgere il fondo.
Cosa si sarebbe visto, sprofondando con la testa, oltre la pellicola di melma? Sabbia dorata, morbida alla sensibilità delle palme dei piedi? Minuti scogli dagli spigoli taglienti, o grossi ciottoli levigati dall'azione instancabile della frigida acqua?
La pozza sarebbe stata profonda, la fossa sarebbe riemersa dall'altra parte del mondo, dove l'acqua sarebbe sublimata in una cascata di vapore che avrebbe condotto in un altrodove, in un altroquando.

 L'imperterrito sommozzatore avrebbe nuotato con la mascherina per vedere e l'ossigeno per respirare. Avrebbe nuotato, sgambato con le pinne ai piedi, tastando il suolo con le mani per trovare la perla più pura adagiata da millenni sul composito fondale di quella immensa pozzanghera.

Stanco, avrebbe interrotto il suo itinerario, ripromettendosi di tornare con più ossigeno di prima, una volta recuperate le forze.

E tornerà.
Dalla riva fangosa s'immergerà nell'acqua scura, sperando di rivedere presto la sfera luminosa che al di là del diafano specchio appare increspata.

...Dopo l'ultima stentata inspirazione, il sommozzatore si liberò del peso metallico agganciato alla sua schiena. Stringeva una perla, ma aveva poca aria nei polmoni. Stremato lasciò che una forza lo facesse galleggiare, ''prima o poi- si disse- riemergerò''. Il sudore si era mischiato all'acqua, i polpastrelli erano pregni, la pelle livida, ma improvvisamente il tepore del tardo sole primaverile si insinuò nelle membra, come una goccia d'inchiostro si dissolve in un bicchiere di acqua limpida.

E alla vista, dopo il grande bagliore iniziale, un mondo diverso.

postato da: EliJefferson alle ore 13:59 | link | commenti (4)
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venerdì, 15 febbraio 2008

Di idee ne ho tante, sono tutte nella mia testa, sono tutte di parole che cambiano continuamente ordine interno e circostante. Parole e musica. Cosa dovrebbero essere se non canzoni? Composizioni composite di lettere roteanti che hanno un senso solo quando formano una parola, mentre quando si combinano per strutturare una frase, il senso l'hanno solo per me. Solo per me! Cosa dovrebbero essere se non un mondo, una sorta di blog iperuranico con accesso limitato? Il mio giardino di impulsi nervosi, il mio orto botanico di intuizioni malsane estirpate dal campo della razionalità.. Dov'è questo iperuranio? Dov'è il frutto di notti e tramonti passati a divagare incoerentemente negli abissi lisergici del subconscio?

postato da: EliJefferson alle ore 14:36 | link | commenti
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giovedì, 14 febbraio 2008

Sono trascorse solo tre ore, solo la prima parte di un limpido pomeriggio. Le all star consunte ti hanno consumato a loro volta il tallone, ora i piedi dolgono. L'orlo dei pantaloni è fradicio per aver assorbito l'acqua che dalla base di una fontana scorreva in cerca del più vicino tombino. I calzini sono zuppi, tra le dita fredde lo spazio è umido, vorresti levarti le scarpe e riscaldarti davanti ad un fuoco.

Sono trascorsi solo quattro mesi, solo l'ultima parte di un anno pieno di vuotezza, come una specie di spugna porosa che, se strizzata, occupa un terzo del volume iniziale.  E ora stai camminando. Stranamente non hai preteso un bacio, non ora... Ora stai solo correndo a prendere il pullman, stranamente non hai tentato di perderlo... Non adesso, non per strappare al tempo quei quaranta minuti che forse ti avrebbero spronata a pretendere, o semplicemente a dare, qualcosa di più. Quindi cammini decisa, ascoltando In Breed, con una sola immagine nella testa: una ragazza grintosa che con piglio aggressivo canta questa canzone in una band di ragazzi vestiti di nero.

''Fanculo, speriamo che il pullman aspetti''

E il pullman aspetta. Tu sei di buon umore, attendi da mesi quel pomeriggio o, più semplicemente, un pomeriggio così. Ora che il pomeriggio è arrivato, trascorso e passato, tu sei serena e indifferente. La giornata non ti ha lasciato nulla, se non un braccialetto rumoroso, venti euro in meno nel portafogli e la pazza testimonianza di un giullare. Tutto qui, ecco. Tutto e niente, perchè tre ore non bastano per compensare quattro mesi da quando gli hai pianto di fronte malgrado il suo taglio di capelli fosse ridicolo. Poi lui è andato, ha vissuto, è tornato ed è impazzito.

Ecco, questo è il tutto. La pazzia, la frenesia, l'indifferenza indotta dalla totale incapacità di realizzare la deflagrazione del proprio sistema neurale, capacità di rielaborazione mentale: zero, o troppe. Surplus di informazioni, trip inconsci, endocannabinoidi, immaginazione, fantasia, schizofrenia, eccessi, torto, torto, torto. O no? Ragione! Filosofia! Metafisica! Mito e fantascienza.

Logica irrazionale.

Ora rimangono le sue parole, gli sguardi da pazzo, sì, da pazzo. Un cubo, un cavallo, un calice e una scala... E il tuo mazzo di tarocchi di Castiglia.

postato da: EliJefferson alle ore 15:24 | link | commenti (3)
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domenica, 10 febbraio 2008

Sono il rigattiere della felicità umana, nonchè della pazzia. Io rubo il rimasuglio avariato di ciò che l'illusione della felicità mi lascia sul marciapiede. Per tanto non so cosa sia la felicità, mentre l'insanità mentale penetra attraverso la pelle delle mie mani non appena ne vengo a diretto contatto, lasciandomene intriso fino al midollo. E' così bello ravanare nei rifiuti altrui, di gente sempre meno serena, sempre più schizofrenica e quanto mai corrotta. Quello che mi si para davanti è coperto da un manto diafano, una siringa piantata nella pelle è come una carezza, un pugno è sentito come un venticello... E quell'apatia che aleggia! E' squisita, così sublime... Ne ho sete, e come l'acqua rende turgida una foglia estirpata dal suo ramo, l'indifferenza rende appetitosa l'immondizia raccattata nei vicoli.

postato da: EliJefferson alle ore 18:06 | link | commenti (6)
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domenica, 27 gennaio 2008

Che bello, sta arrivando Carnevale!

Mi devo preparare emotivamente: non sono abituata ad essere apprezzata...

Di solito la gente odia le maschere.

postato da: EliJefferson alle ore 22:57 | link | commenti (3)
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Effettivamente i modi di scappare son tanti: non ci sono solo i treni, gli aerei o le navi. Non sono solo le distese oceaniche, nemmeno le catene montuose, che devi oltrepassare.

Devi voler scacciare gli spettri che ti porti dietro da una vita, gli spettri dai quali ti fai reggere la vita.

Sì, per qualche strana ragione ci si trascina con sè il nefasto, perchè si ha la consapevolezza che anche il triste e il doloroso hanno costruito la tua storia e dato l'assetto alla tua persona; il triste e il doloroso sono i pass par tout che ti annoverano nell'Olimpo dei guerrieri.

"Resisti, timido leone. Resisti"

E' questo che devi intimare a te stesso durante la dura lotta. E se non sei un buon lottatore, allora potrai andartene come un leone, ma un leone con la coda tra le gambe, la criniera rasata, simbolo della sua decaduta perseveranza.

Potrai prendere un treno e sentire il suono malinconico del convoglio metallico sui binari. Potrai sorvolare immense distese azzurre e attraversare i continenti.

Potrai trasferirti, cambiare identità, sesso, fattezze somatiche. Potrai vendere i preziosi vinili che collezioni da quando ti è nata la passione per il blues. Potrai gettare i diari, le cartoline, le foto e le lettere in un fuliginoso camino. Però solo dopo averle lette un'ultima rapida volta, prestando attenzione perchè i ricordi non ti rapiscano, deviandoti dai tuoi propositi.

Potrai lasciare i genitori, i fratelli, gli amici. E anche rinnegare il tuo passato, le tue idee. Potrai mentire.

E poi ci sono i sogni.

Potrai rivivere la tua giovinezza, sperperando il tempo rimanente, per bruciare la vecchiaia. Potrai credere di essere tre persone differenti nello stesso istante, e in effetti lo sarai, basta che tu lo creda. Quando sarai stanco potrai coprirti il viso con le mani, piangere in silenzio, sognare semplicemente di non esistere.

Sì, è lecito.

Ma è necessario?

A volte quanto basta è una buona compagnia. Una canzone improvvisata attorno ad un tremolante fuocherello che lotta contro l'umidità di ceppi muschiosi raccolti sulla brumosa riva di un fiume.

postato da: EliJefferson alle ore 19:24 | link | commenti (7)
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martedì, 15 gennaio 2008

Credo proprio di essere arrivata agli ultimi gradini.

La scala è lunghissima, non ho mai visto il fondo -nemmeno l'inizio-  ma ho la certezza di averne di gran lunga superata la metà.

Non so spiegare bene cosa significhi questa scala, di certo non è una scala verso il paradiso. Deve essere una sorta di passerella che ti fa oscillare tra sensibilità e apatia.

E non so nemmeno spiegare a cosa si stia riferendo questo mio discorso. Forse al fatto che la vita da quasi un anno non mi sta dando più nulla, se non i consueti fattacci della quotidianità che risolvo o non risolvo arrancando comunque ogni volta.

E la cosa peggiore è che so quale potrebbe essere la soluzione, pur consapevole della sua inattuabilità nel caso ne fosse prolungata l'esigenza.

Ma pur se ottenessi quel che desidero, la cosa non potrebbe durare a lungo, perchè è così, e basta.

postato da: EliJefferson alle ore 20:42 | link | commenti (15)
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BOOM!

postato da: EliJefferson alle ore 14:34 | link | commenti (1)
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